Quando vent’anni fa abbiamo progettato la prima sala cinema privata in Italia, l’audio multiroom era un sistema di amplificatori in serie collegati a metri di cavo. Oggi un appartamento di trecento metri quadri si controlla da un’app, ma la complessità non è scomparsa — si è solo spostata altrove.
Da analogico a distribuito
Per anni il modello dominante è stato centralizzato: un rack tecnico in locale impianti, decine di cavi schermati che attraversavano i muri, un solo cervello da cui partiva tutto. Funzionava, ma era fragile. Un guasto al rack metteva in ginocchio l’intero sistema; un’aggiunta successiva — una zona, una sorgente, un altoparlante — chiedeva di rimettere mano al cablaggio.
La svolta non è arrivata dal lato hardware, ma dal protocollo. Quando gli streamer di rete hanno imparato a parlare la stessa lingua, è diventato possibile distribuire l’intelligenza invece che concentrarla. Ogni zona oggi ha il suo piccolo computer, e la rete fa il resto.
Il futuro dell’audio non è in nessun box. È nella rete che li unisce — e nel software che li fa scomparire.
Cosa cambia in cantiere
La conseguenza pratica è importante: meno cavi, più rete. Le nostre predisposizioni Lastech oggi prevedono una dorsale Cat 6A in ogni ambiente abitato; lo schermato audio è diventato la riserva, non lo standard. Tre i vantaggi principali:
- Espandibilità. Aggiungere una zona è una questione di switch e di app, non di tracce nei muri.
- Resilienza. Il guasto di un nodo non porta giù il sistema; al massimo silenzia una stanza.
- Aggiornabilità. La qualità audio cresce con il firmware, non solo con l’hardware.
Un caso concreto
Nella villa sul Garda consegnata a marzo, il sistema audio copre nove zone — dal soggiorno alla zona piscina, passando per la sala cinema dedicata. Nessuna è collegata fisicamente all’altra: ognuna ha il suo streamer, la sua coppia di altoparlanti, la sua connessione di rete. Eppure il proprietario può prendere quello che sta ascoltando in cucina e portarlo a bordo vasca con un gesto.
La parte invisibile — quella che noi consideriamo il vero progetto — sta nella sincronizzazione: ottanta millisecondi di scarto fra una zona e l’altra, sotto la soglia di percezione. Per arrivarci abbiamo lavorato sei mesi sulla taratura, in cantiere e in laboratorio.
Quello che resta da fare
La direzione è tracciata, ma il lavoro tecnico continua. Il prossimo fronte è la qualità audio nelle zone di passaggio — corridoi, scale, ingressi — dove la riverberazione gioca brutti scherzi. Stiamo sperimentando configurazioni con direzionalità adattiva. Ne riparleremo.
Approfondisci
Articoli correlati su NvisionGroup:
- KNX per case di pregio: quando ha senso sceglierlo
- Audio multiroom in villa: progettazione, zone e rete
- Control4, KNX e Matter: differenze pratiche per una casa intelligente



